Enna: conclusione delle indagini sulla miniera di Pasquaia

06/05/2014
Un'altro emblematico esempio di come la bonifica del territorio nazionale dall'amianto, si intersechi con antiche e nuove vicende legate alla criminalità organizzata, lo ha dato in questi giorni il caso della miniera di Pasquaia di Enna.

Un'altra tappa è stata infatti raggiunta dall'interminabile vicenda della miniera, trasformata negli ultimi decenni in una gigantesca discarica di rifiuti abusivi, in particolare ferro e amianto. Il pubblico ministero di Enna, Calogero Ferrotti, ha infatti firmato l'avviso di conclusione delle indagini, a cui di norma segue una richiesta di rinvio a giudizio, per l'ex presidente della Sicilia Raffaele Lombardo, per l'ex assessore alle infrastrutture Piercarmelo Russo e per quello all'energia, Giosué Marino e per l'ex custode del sito Pasquale la Rosa. Le imputazioni sono abbandono di rifiuti, disastro ambientale e gestione non autorizzata di rifiuti.

Tutto questo segue al sequestro preventivo della miniera effettuato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanisetta solo qualche mese fa. Le motivazioni addotte per il sequestro andavano dall'associazione per delinquere al traffico di rifiuti tossici, passando per diversi reati contro la pubblica amministrazione. Questo atto aveva anche bloccato la bonifica della miniera dall'amianto e da altri prodotti chimici tossici, così come da altri tipi di rifiuti di ferro, legno e altri materiali.

Tutti gli avvocati dei quattro indagati hanno fermamente respinto le accuse, facendo sapere che i loro clienti desiderano essere subito interrogati per chiarire la questione. Essenzialmente gli avvocati precisano che i loro clienti sono estranei a quanto è successo, non avendo responsabilità al riguardo o non essendo in carica quando i fatti contestati si sono verificati o, come nel caso di Pasquale la Rosa, essendo già stato giudicato e assolto dal Tribunale di Enna per i medesimi fatti.