Un nuovo metodo economico per smaltire l'amianto

21/12/15

Dato l'alto costo delle operazioni di bonifica dell'amianto, dovuto non poco, nel caso delle rimozioni, anche alle spese per lo smaltimento dello stesso, sembra interessante la notizia della possibilità di un nuovo e più economico metodo di smaltimento. Questo soprattutto se si pensa che il metodo alternativo alla discarica attualmente impiegato, è quello della "torcia al plasma", che consiste nel portare ad altissime temperature l'amianto o composti da smaltire con apposite torce, sino ad ottenere un materiale totalmente differente e non pericoloso. Tale metodo, benché efficace, ha costi molto alti, dovuti alla grande quantità di energia che necessita.

Ancora più importante sembra quindi la notizia di un metodo di smaltimento alternativo, frutto del lavoro dei ricercatori dell'Università di Genova, che promette di smaltire l'amianto efficacemente e a costi contenuti. Il metodo che si basa su una tecnica in realtà già conosciuta da più di un secolo e che veniva utilizzata per saldare elementi di metallo quando vi era poca energia disponibile, utilizza il calore prodotto dalla reazione dell'ossido di ferro, meglio conosciuto come "ruggine" e dal magnesio.

Il metodo prevede di mischiare tali elementi, entrambi comuni ed economici, all'amianto da smaltire, per poi innescare una reazione attraverso l'impiego di una intensa fonte di calore, come ad esempio una fiamma ossidrica. Dopo l'innesco la reazione si propaga a tutta la massa del materiale, senza il bisogno di ulteriore energia esterna. Si raggiunge così una temperatura sufficiente a trasformare l'amianto in una sostanza diversa ed innocua.

Il progetto, finanziato dall'Università di Genova, dalla Comunità Europea e da alcune aziende private, e che è per ora allo stadio di prototipo, sembra quindi promettere di smaltire l'amianto in maniera efficace e a costi contenuti. Rispetto alle attuali discariche questa tecnica avrebbe anche il vantaggio di eliminare per sempre l'amianto, al contrario della discarica, in cui il materiale viene solo conservato, ma mai realmente eliminato. Per queste ragioni è bene augurarsi che la proposta dei ricercatori dell'Università di Genova riesca ad uscire dai laboratori per essere adottata su larga scala dalle diverse realtà che si occupano della fase finale dello smaltimento dell'amianto e composti.